Quali sono le caratteristiche di un bravo portiere? Vialli commenta Karim Chouiref.

Questo mese ho scelto di commentare i video del giovane portiere del Piacenza Karim Chouiref. Il  materiale postato da Karim mi offre l’opportunità di condividere qualche osservazione su un ruolo fondamentale per i destini di una squadra, la cui interpretazione è in continua evoluzione e che necessita di competenze tecniche e doti fisiche specifiche e diverse da quelle degli altri giocatori.

Ho fatto il centroavanti e ho passato tutta la carriera a duellare con difensori e portieri.

Con gli anni e l’esperienza  credo di aver capito come un portiere possa “condizionare” negativamente le prestazioni dell’attaccante avversario così come regalare un pieno di fiducia ai propri compagni. Ho avuto la fortuna di giocare con assi del calibro di Bordon, Zenga, Pagliuca, Peruzzi e Marchegiani (ve li ricordate vero?) e vi posso assicurare che averli come compagni di squadra mi ha sempre dato quella sicurezza e serenità che mi permettevano di svolgere al meglio il mio mestiere dall’altra parte del campo.

Ciò che una volta per un portiere era considerata ordinaria amministrazione è diventato il primo elemento utilizzato dagli scout per analizzare la prestazione ed esprimere un giudizio tecnico.

Certo le grandi parate contano ancora, giustamente dico io, visto che sono quelle che determinano il risultato finale. Oggi però un numero uno deve anche saper controllare, gestire, passare e lanciare il pallone con la stessa qualità di un difensore. Se la squadra sceglie di costruire la manovra da dietro e gli avversari pressano alti il portiere diventa fondamentale per controllare e dare sbocco al gioco. Tutti i gesti tecnici vanno eseguiti con efficacia e disinvoltura per trasmettere serenità e fiducia ai compagni ma anche ai propri tifosi. Spesso le nuove regole e difese sempre più alte impongono al portiere di agire da ultimo uomo al di fuori dell’area di rigore. In certe situazioni, coraggio, corretta lettura del gioco e tempismo sono importantissimi. Il peso di tanti interventi, apparentemente semplici, vale quanto quello della classica grande parata. Anche il rilancio effettuato con le mani o con il calcio al volo può diventare un mezzo potentissimo per innescare le ripartenza. Ho visto portieri pescare attaccanti velocissimi con precisi rinvii effettuati colpendo la palla in modo perfetto.

L’opinione del mio amico e grande esperto del ruolo Luca Marchegiani é che dal punto di vista tecnico, oggi, non si lavori abbastanza su un  gesto la cui corretta esecuzione era, una volta, il segno distintivo dei i grandi portieri: la presa. Oggi, con la scusa di palloni le cui traiettorie sono spesso sorprendenti e, forse, nel tentativo di spettacolarizzare al massimo le parate pochi numeri uno eseguono correttamente questo fondamentale. Altri addirittura non ci provano nemmeno..

Personalmente trovavo fastidiosi e difficili da superare quei portieri che, nell’uno contro uno, aspettavano  con pazienza che fossi io a fare la prima mossa costringendomi a pensare, scegliere ed eseguire la conclusione impedendomi di agire di istinto. Per un attaccante avere troppo tempo per pensare può diventare un bel problema!

Nessuno però è perfetto,prima o poi anche i fenomeni sbagliano. Il bravo portiere sa che la papera è sempre dietro l’angolo e quindi l’accetta come un momento inevitabile. Il segreto è saperlo analizzare, senza essere troppo critici con se stessi, e di lavorare per evitare che si ripeta. Solo in questo modo si mettono alle spalle gli errori e si  riparte.

Per farlo ci vogliono coraggio pazienza e applicazione. Ma soprattutto gli attributi!

Forza Karim, continua così…

Buon divertimento.

Al mese prossimo.

Luca Vialli  

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